Il significato di un intreccio

Abbiamo passato la giornata accolti dalla meravigliosa comunità delle suore del magnificat di Tsironomandidy, che vivono in un angolo nascosto della città pieno di gioia e spensieratezza. Arrivati ci è stato chiesto di celebrare con loro la messa della giornata; i loro canti rimangono per me un’esperienza mistica di questo viaggio, qualcosa di indescrivibile. Ti cullano con le loro voci, il mio corpo puntualmente si ferma mentre li ascolto, chiudo gli occhi, mi faccio avvolgere da quella melodia che mi riempie il cuore, tutto diventa sereno attorno a me, provo un senso di pace.

Tutti insieme ci siamo dedicati poi al lavaggio di panni e capelli, un momento di vera comunità. L’odore di sapone di marsiglia si sprigiona per tutto il giardino, l’acqua scorre lungo i fossetti e irriga le piante, le chiacchiere attorno ai lavatoi, i sorrisi. Tutto è vero, ogni istante di questa mattinata è il dipinto di una comunità che sta crescendo che assomiglia quasi ad una famiglia, mi sento in una seconda casa.

Poi il pranzo; le suore di questa comunità non sono come tutte le altre che ho incontrato nella mia vita. Ci hanno mostrato la gioia di essere fratelli a distanza di chilomentri. Terminato il pranzo inizia la musica, loro si alzano ed iniziano a ballare, alcuni di noi si uniscono e nel giro di qualche secondo tutti quanti ci ritroviamo a danzare seguendo maldestramente i passi di queste meravigliose donne, tutti con il sorriso in volto, tutti spensierati, come bambini.

Nel pomeriggio alcune di noi decidono di fare le trecce, forse perché quest’aria malgascia ci è un po’ entrata dentro ed è come se volessimo dire “eccoci, guardate, siamo un po’ come voi ora!”. Come se volessimo mostrare che questo viaggio che ci sta riempiendo dentro ha bisogno già di essere testimoniato, come se questi intrecci ci dessero la conferma che il cambiamento che stavamo cercando forse è già in atto e non ce ne siamo ancora resi conto.

Virginia

Capitolo 2

‘’E poi non sapevo più cosa guardare, e guardai il cielo’’ Italo Calvino

Un cielo trapuntato di nuvole ci ha fatto compagnia per tutto il viaggio, il lungo viaggio da Andasibe a Tisoranomandidy.
Abituati come siamo ad accorciare le distanze, ottimizzare i minuti e ridurre gli sprechi di tempo, percorrere meno di quattrocento chilometri in dieci ore è un’esperienza che solo armati di santa pazienza si riesce ad affrontare. Ma è solo se usciamo dai nostri ‘’binari’’, se rinunciamo alla presunta produttività del tempo, che possiamo riappropriarci della capacità di vedere, di ascoltare, di pensare, che riusciamo a riappropriarci della lentezza.
Il tempo malgascio è diverso dal nostro tempo. La strada ce lo insegna.
La strada malgascia brulica di vita, è una piazza, è il cuore della vita della comunità, è lo specchio del mondo.

La testa schiacciata contro il finestrino, in sottofondo una radio malgascia da cui escono canzoni piene di suoni misteriosi e parole arcane, quasi magiche e i nostri occhi a cui la strada offre dei quadri viventi.

Le donne malgasce sono la forza di questo popolo. Con le spalle avvolte nei loro scialle colorati, i bambini per mano o in braccio e cesti di vimini sulla testa, riempiono le strade, sono l’essenza stessa della strada. Ci sono le donne intente a lavare i panni nei torrenti, che muovono le braccia al ritmo della loro voce; ci sono quelle sedute dietro a banchetti nei quali vendono frutta, verdura o le più svariate merci; ci sono quelle affacciate alle porte delle case, che ci sorridono al passaggio.
Tutte accomunate dallo sguardo intenso, dolce e deciso che solo una donna può avere. Uno sguardo incorniciato dai solchi dovuti alla fatica di occuparsi della famiglia, al lavoro nei campi, dovuti al sole e all’aria secca.

Ci sono i bambini: decine, centinaia di bambini che corrono, saltano. Bambini che escono dalle scuole fieri dei loro grembiuli. Bambini che giocano con qualsiasi cosa gli si pari davanti. Bambini che corrono dietro al pulmino, ridendo del ‘’vazaha’’ (lo straniero).

C’è il traffico. I camion, le macchine, le Renault Diana beige trasformate in taxi, i carri trainati dagli zebù, i carretti pieni dei più svariati materiali tirati da ragazzi, i taxi-brousse colmi all’inverosimile di persone.

Ci sono gli odori. Acri, dolci, pungenti. Odore di terra bruciata. Odore di mattoni appena cotti. L’odore della nafta delle motozappe. Odori talmente intensi che si possono toccare.

Ci sono i panorami. La terra rossa brulla, le montagne spoglie, con pochi esemplari di alberi che attendono, vigilano dall’alto delle loro chiome. C’è la vertigine che ti investe quando non riesci a trovare l’orizzonte, quando mancano i punti di riferimento, quando ti senti smarrito davanti al tutto.

La strada ci offre questo.
La lentezza ce lo fa assaporare.

Un cielo trapuntato di nuvole, trafitto da coni di luce, ci ha fatto compagnia per tutto il viaggio.

GABRIELE

Un giorno di terra

“Se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe,

il regno dei ragni cucirebbe la pelle,

e la luna tesserebbe i capelli e il viso,

e il polline di Dio, di Dio il sorriso”.

Mi vengono in mente le parole di questa canzone di De Andrè mentre sono seduto in mezzo ad un campo durante il deserto. La canzone parla della libertà, di come niente possa distruggerla perché viene continuamente riassemblata, ricostruita dalla natura, fino a quando Dio le restituisce il sorriso, la vita.

Mi viene in mente perché ognuno di noi sta costruendo con terra e acqua il proprio se stesso: per farlo dobbiamo immergere le mani nel fango rosso e plasmare la terra, nello stesso modo in cui Dio ha raccolto la sabbia prima di soffiare la vita al suo interno.

In mezzo alla Natura è semplice percepire che è dalla Terra che nasce la vita. Qua abbiamo la possibilità di vivere con pienezza e verità il contatto con la Terra, che a casa abbiamo quasi del tutto perso, abituati come siamo alla città e al cemento.

Abbiamo piantato gli alberi nella parte di foresta che non esiste più. Le piccole piante che ora sono alte solo qualche centimetro tra qualche anno saranno alberi. Oggi, per la foresta, non siamo stati altro che il soffio che restituisce la vita. Ho sentito che Dio ha agito attraverso le nostre mani per ridonare alla foresta i fratelli che aveva perso.

Come la libertà, la Vita vince: noi siamo solo un piccolo contributo per la rivincita della Terra.

GIACOMO C.

A ciel sereno

“A ciel sereno”, ho scelto queste parole perché nonostante la pioggia che ci ha accompagnati tutto il giorno per me il cielo era azzurrissimo, speciale, il migliore di questi giorni. Tutto è andato bene e credo nel miglior modo in cui potevo aspettarmi.

Nella mattinata abbiamo avuto il privilegio di poter piantare un albero, in una zona di foresta precedentemente deforestata, la magia di tutto questo è che non solo abbiamo aiutato  in qualche modo la popolazione locale che abita in queste zone ma anche noi, la nostra comunità e il nostro paese, il nostro mondo. Non mi sono mai sentita così utile. Per concludere in bellezza la mattinata siamo andati a visitare i bimbi del villaggio vicino, anche se per poco tempo mi hanno riempito il cuore. I loro occhi, avergli strappato un sorriso anche se solo per poco è stata una delle sensazioni più belle mai provate. Ho capito di essere davvero felice in quel momento, rendersene conto è tutta un’altra storia… lo augurerei anche al mio peggior nemico! Non vedo sinceramente l’ora che sia domani, passeremo tutta la mattinata insieme e non aspetto altra sensazione. ALESSIA

Una natura incredibile

Unica! Non c’è altro modo per descrivere la foresta di Maromizaha; un piccolo angolo di mondo in cui l’uomo non ha ancora messo mano (e spero non accada mai). Dentro questa foresta ci sono una moltitudine di specie animali e vegetali veramente spettacolari! Gli alberi sono immensi e sprigionano la loro bellezza svettando a 30 m di altezza da terra; nel sottobosco si può trovare una caotica vegetazione che ti stupisce assumendo un aspetto quasi fiabesco grazie ai magnifici giochi di luce ed ombre, causati dal sole, che colpisce una grande varietà di foglie dalle diverse forme e dimensioni; gli animali, invece, nascondono la loro bellezza a tutti coloro che non prestano la dovuta attenzione, mentre la sprigionano a coloro che sanno cogliere anche i minimi dettagli.

Se penso al fatto che questo è soltanto il primo giorno di esplorazione scoppio di felicità! Sono convinto del fatto che la mia scelta di partecipare a questo cantiere sia stata la migliore fra tutte quello che ho preso! MASSIMO

In viaggio

La giornata di oggi è stata una giornata di viaggio perché ci siamo spostati da Antananarivo ad Andasibe per poi addentrarci nella foresta di Moromizaha dove sto scrivendo questo post.

Il viaggio è durato circa 4 ore durante le quali ho avuto la possibilità di osservare il panorama malgascio e soprattutto notare il contrasto tra la città e la campagna.

Mentre ci allontanavamo dalla città ho visto delle piccole “fabbriche” nel bordo della strada dove venivano fabbricati i mattoni cuocendo la terra in fornaci e mi è sembrato di tornare indietro nel tempo  dove si utilizzavano mezzi più rudimentali per costruire oggetti peer l’edilizia.

Procedendo, lo stile di vita delle persone cambiava a vista d’occhio e potevo vedere delle cave dove la gente scavava con una semplice piccozza a piedi nudi ma sempre con il sorriso stampato in faccia.

Una volta arrivati nel luogo prestabilito per iniziare il nostro cammino e l’avventura all’interno della foresta abbiamo scaricato gli zaini e abbiamo incontrato Razao, la nostra guida che ci avrebbe accompagnato all’interno della foresta insieme ad altri ragazzi che ci hanno aiutato a portare fino al nostro campo base dei borsoni con il materiale che ci sarebbe servito.

Il cammino è durato 45 minuti nei quali ho potuto ascoltare diversi rumori di animali e il magnifico rumore dello scorrere dell’acqua di un ruscello nel quale ci siamo finalmente lavati dopo ben 3 giorni. L’acqua era gelida!

Stasera ci siamo confrontati nella consueta verifica serale. Finalmente attorno ad un vero fuoco che mi era mancato nei giorni scorsi quando eravamo ospiti dalle suore.

Nella verifica di questa sera la mia parola è stata ALLEGRIA.

Ho scelto questa parola perché è stato il sentimento che mi hanno trasmesso due bambini che ci hanno accompagnato oggi nel nostro percorso. Pur facendo fatica a superare alcuni tratti difficili della strada erano sempre sorridenti e pronti a cantare davanti a ogni difficoltà proprio come dovrebbe fare uno scout.

Ovviamente non capivo cosa dicessero perché non conosco la lingua malgascia ma provavo in qualche modo a dialogare con loro e a cantare con loro nonostante qualche mia difficoltà nella strada. Quei momenti passati insieme, quei sorrisi e quegli sguardi mi hanno trasmesso una forte allegria e mi hanno fatto pensare a come fosse bella la loro spensieratezza.

 In Madagascar va tutto bene, ci divertiamo e abbiamo creato una bellissima comunità con la quale mi trovo molto bene; sappiamo scherzare nei momenti felici e trovare la giusta profondità in quelli di riflessione e condivisione.

 VELOMA!!!!

Leonardo S. d